
C’è una regola per essere felici che appartiene a tutte le tradizioni culturali e che poi è entrata a far parte della morale comune: fai ciò che vuoi senza aspettarti una ricompensa.
Facciamo un esempio.
Domenica scorsa, per la lezione di filosofia di strada, non ho seguito la regola.
Tanti frequentatori abituali mi avevano scritto che non sarebbero riusciti a venire.
Sono arrivato alla stazione Bovisa e ad aspettarmi c’era solo una persona. Ho montato la lavagna e messo giù i teli.
– Se vuoi posso fare la lezione solo con te.
– No, non mi sembra il caso.
Dopo mezz’ora siamo andati via. Per la prima volta, non ho fatto la lezione.
Dove sta l’errore? Io le lezioni di filosofia di strada le faccio perché mi piace farle. Perché è il mio modo di esistere. Mi piace relazionarmi con le persone facendo lezioni di filosofia di strada.
Non facendo la lezione ho commesso due peccati:
1) privarmi del bisogno di fare ciò che mi contraddistingue.
2) Privare gli altri del bisogno di sentire la mia lezione.
Ho detto piacere. Stiamo parlando di egoismo?
Ultimamente ho scoperto che fare le azioni senza bramare un risultato è come trovare il tuo posto nell’universo. Le fai perché senti la necessità di farle. Questo ti dà la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto. La sensazione che stai svolgendo la funzione per cui sei nato. Significa che sei un organo che sta funzionando bene dentro un organismo. Tutte le altre cellule e organi traggono vantaggio dal tuo funzionamento corretto. Quindi, fare ciò che senti essere il tuo maggiore entusiasmo, staccato dalla brama del risultato, è un’azione altruistica.
L’azione senza la brama del risultato non deve essere per forza piacevole, ma è pur sempre qualcosa che voglio fare. Mi porta un piacere diverso: la sensazione di essere ciò che sono davvero.
La filosofia di strada è nata perché è un’azione che voglio fare. Anche se farla porta con sé attività impegnative e anche una certa ansia prima della performance. Ma tutte le altre azioni, seppure piacevoli come mangiarsi un chilo di nutella, farsi una canna o bersi un litro di vino, non mi darebbero la stessa sensazione di pienezza, di entusiasmo, di vicinanza a Dio, chiamatelo come volete.
La prossima volta non chiederò il permesso alla spettatrice. Inizierò a fare la lezione a beneficio suo, di tutti i passanti e mio. Perché è giusto così.